Davide Bet, qui impegnato durante la manifestazione All Star Game Veneto 2009
TREVISO - All’indomani dell’arrivo in estate di Davide Bet alla Trevigiana in serie D, si parlò dell’atterraggio di un ufo per la categoria. Già perché l’arrivo di un giocatore da oltre 15 punti di media partita in serie C1, è cosa rara per una serie D. Davide Bet, pur avendo solo 32 anni ha assaporato tutte le categorie; dalla A2 alla Promozione, calcando anche per tre anni i campi dei college americani. Calcisticamente parlando lo possiamo paragonare al Zigoni del basket: un talento fuori discussione abbinato ad un carattere che lo porta sempre a dire ciò che pensa, sia nel bene che nel male. Il tutto con le relative conseguenze.
Davide Bet attualmente con Ivan Gatto sta avviando un'azienda di rappresentanza per incentivare il commercio delle Ecocase in Italia.
Davide, come mai questo passaggio in D?
«Una scelta di vita, dettata dal lavoro e dalla famiglia. Ora vorrei chiudere riuscendo a portare in C2 e più avanti in C Dilettanti (l’ex C1 ndr) la Trevigiana».
Sei stato un vero giramondo dei campi.
«Dopo l’inizio alla Rucker Vazzola, approdo alle giovanili Benetton (con Mordente e Gatto ndr) prima di giocare in due college americani: al Chamberlin Middle School e poi al Hutchinson college. Quindi il ritorno a Conegliano in C2, l’esperienza in A2 a Messina, Castel San Pietro in B2, Gorizia in B1, Conegliano, Schio, Pool Venezia (due anni) in C1 ed ora qui».
Com’è stata l’esperienza americana?
«Super. Quando si presentò questa opportunità non esitai. A quei tempi vivevi con gli idoli di Jordan, Bird e Magic. Perché non potevo provarci pure io!? Sono stato pure compagno di squadre di James Posey, l’ala due volte campione NBA ora ai New Orleans Hornets. Con me tentarono l’avventura anche Buzzavo, Ramon e Gatto».
Ora però i giovani non sembrano avere gli stessi stimoli che avevi tu a quindici anni fa.
«In effetti ora soffriamo il ricambio. Le società e gli allenatori hanno smesso di lavorare con i settori giovanili ed i ragazzi sono troppo influenzati dai genitori. Noi siamo stati una delle ultime generazioni dove il basket era anche scuola di vita».
Il livello della serie D?
«Mediamente scadente. Giovani validi ce ne sono pochissimi e quelli che ci sono si considerano “già arrivati” e smettono di lottare».
I più bei ricordi?
«La vittoria al campionato del College, la vittoria della C2 e della Coppa a Conegliano e la finale play off di A2 nel 2003 persa 3-2 con Teramo. Giocare di fronte a seimila persone fu da brivido».
Quelli più brutti?
«Il grave infortunio di Castel San Pietro e poi l’ultimo anno al college che fu travagliato per vari motivi. Poi da quest’oggi ci metterei pure questa intervista; se me l’hai fatta vuol dire che ormai sono diventato vecchio...».
I giocatori che più ricordi?
«Come talento senza dubbio Brian Oliver (Messina) oltre al mio compare Ivan Gatto. Il più talentuoso Eros Buratti mentre fra tutti gli allenatori il più bravo fu colui che non mi fece mai giocare: Giovanni Perdichizzi a Messina. Ancora oggi mi chiedo: forse perché parlavo troppo oppure perché c’aveva visto dentro? (e ride ndr)».
A cura di: Primatel Remo